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di Marisa
Venturi
VIENI IN VALPANTENA
A DUE PASSI DALLA
CITTÀ
"Se
volgiamo à man destra i passi lenti troviam le mura aperte
in quella parte, che scopre il piano e i monti più eminenti:
la Valpantena sembra fatta ad arte..." Queste poetiche
parole le scrive nel 1617 Adriano Grandi in "Le bellezze di
Verona".
Prima di lui Francesco Corna da Soncino nel 1477 nel suo
"Fioretto de le antiche croniche de Verona e de tuti i soi
confini" descriveva una valle idilliaca, segnata da
vallicole e sorgenti, fontanelle amene e apprezzati vitigni
di cui la Valpantena, (e non solo per onor di rima),
"...abbondanza mena".
L'Abate Pietro Caliari un secolo fa apriva un suo romanzo
con un saluto alla valle: "Salve amenissima vallata, il tuo
aspetto felice e pittoresco, i tuoi lineamenti armoniosi, il
tuo paesaggio fine ed amabile, la tua lirica bellezza ci si
dispiega dinanzi..."
Ma riusciamo ancora a trovare in Valpantena, a due passi
dalla città, scorci e panorami di grande suggestione.....
luoghi che ritemprano lo spirito e la mente, luoghi
apprezzati da gitanti e sportivi, in cerca di stradine non
trafficate e di sentieri salutari a smaltire lo stress del
quotidiano.
LA VALLE
Su un poggio soleggiato apre alle valli (Valpantena e
Valsquaranto) la sentinella del territorio: il Castello di
Montorio.
Dall'altra parte,sul versante occidentale un altro castello
(castel San Felice) eretto da Giangaleazzo Visconti e
demolito con la pace di Lunenville, faceva il paio e dava
segnali di potenza ed onnipresenza dei Signori di Verona sul
territorio extra urbano. Dal castello di Montorio
proseguendo in dorsale, tra la chiesetta cadente di San
Venerio (vecchia di mille anni) e l'antico monastero di S.
Fenzo (o S. Fidenzio) si scopre Forte Preara,
austro-ungarico, costruito dopo 1860 sotto la guida del
Colonello Andreas Tunkler von Treuimfeld esperto in
fortificazioni militari.
Il Forte, chiamato familiarmente anche Forte John, faceva
parte con gli altri edifici militari dello stesso periodo,
di una ampia rete difensiva per le armate di Radetzky,
avente come fulcro il campo trincerato che comprendeva 12
forti.
Le nuove artiglierie ideate dal Generale Piemontese Cavalli
costrinsero gli Austriaci ad allargare la linea difensiva
con la costruzione di altri sette forti, compreso Forte
Preara e la Batteria posizionata sul Castello di Montorio
Poco discosto al Forte si erge un antico bètilo, la Prea
Fitta o Piloton che il Grancelli ipotizza essere servito
come punto di orientamento nella fondazione di Verona
Romana.
Una cosa è certa: il Piloton segna un incrocio di strade che
nell'antichità dovevano avere più importanza di quanta ne
hanno ora; il bètilo è molto antico ma non è stato datato
con indagine scientifica.
Poco distante su un poggio a rilievo chiamato Monte
Pipaldolo, si conserva un villaggio fortificato del Bronzo
Medio, ancora in fase di studio.
È un villaggio difeso da poderose mura a sacco, (riempimento
di materiali tra due strutture murarie). Presenta impronte
di focolari e capanne.
Dietro San Fenzo spunta Monte Tesoro, luogo che ha
suggestionato chi si occupa di scienze esoteriche.
Certamente il colle è ancor oggi luogo di grande
spiritualità in una continuità storica che dà spessore al
tempo.
È sede di una Casa per Ritiri Spirituali molto conosciuta e
frequentata.
Intorno al colle di Monte Tesoro è ancora visibile il
fossato e parte di una fortificazione protostorica (un
villaggio d'altura) realizzata con pietre di raccolta. Si
parla anche di reperti d'epoca romana (l'ara romana che
sostiene la mensa dell'altare dell'antica chiesetta di S.
Fenzo proviene da questo luogo).
IL PANORAMA E LE
VILLE STORICHE
Descrive il Caliari in
apertura del suo romanzo sull'Angiolina Lonardi "...in
una conca fresca e fiorita di verzieri si distende il beato
paesello di Novaglie... e di là presso la chiesa si ammira
uno dei più magnifici panorami che si possano immaginare..."
Non
possiamo che confermare, invitando gli esteti e i poeti a
soffermarsi anche su un altro paesaggio di grande
suggestione: la conca di Villa Balladoro.
Questi terreni che già appartennero alla Fattoria Scaligera
si aprono su Campagnola, e invitano ad un esame più
ravvicinato.
Ed è così che si scoprono stradine tranquille in un
paesaggio sereno.
La villa Balladoro-Malfatti, del Seicento, è una delle più
belle della valle.
Alle sue spalle si possono esplorare i freschi boschetti che
le fan da corolla e si può sostare alla fontana di Franzago
cercando anguane e striosse, fade e ninfe... (si dice che
qui esistano ancora).
Da Nesente si può salire la vallicola che parte a ridosso
dei villa Murari Brà per arrivare a Gazzego, a ristorarsi
alla sua fontana nel silenzio più assoluto.
La strada pedemontana (che si presta a gite fuori-porta in
bicicletta), prosegue poi per Vendri, dove si viene accolti
da due splendide ville: la settecentesca Villa Bisoffi (meno
conosciuta e probabilmente anteriore) e Villa Giusti di
Vendri del 1500.
Anche Santa Maria in Stelle, si presenta al visitatore con
due celebri ville (sempre dei Giusti): una a destra in conca
(del quattrocento dall'eredità Montagna) e una all'imbocco
del Sentiero Natura (Giusti-Bianchini) con un bel loggiato
cinquecentesco opera di Bartolomeo Ridolfi; ma la perla di
S. Maria in Stelle è sicuramente l'Ipogeo che qui chiamano
il Phanteon.
Accanto alla Parrocchiale (che ha già cinquecento anni) una
scala scende alla struttura sotterranea, costruita nel III°
sec. d.C. da Publio Pomponio Corneliano, personaggio romano
di rango consolare.
L'Ipogeo canalizza e porta all'esterno le acque sorgive
realizzando una architettura che risponde ad un bisogno
primario: la disponibilità d'acqua.
Publio Pomponio, da buon romano, dedicò il manufatto alle
Ninfe e Linfe dell'acqua. Non dimenticò neppure un voto a
Giove Conservatore, trovato più distante, in un altro antico
luogo della valle, San Cassiano di Quinto. Il voto è andato
smarrito e la Chiesa di San Cassiano non esiste più.
Successivamente l'Ipogeo (due ambienti absidati e un lungo
tunnel che si inoltra nel monte fino alla piscina
limaria) venne adibito a culto cristiano. I preziosi
affreschi sono del VI° - VII° sec. d. C.
Proseguendo lungo la pedemontana orientale si arriva a
Sezano, a quello che fu l'antico Monastero di San Lorenzo
dei Benedettini poi Olivetani (insediamento dell'860).
Ancora oggi funziona come luogo dello spirito. È aperto a
coloro che vanno in pace (e in silenzio) a cercare se stessi
e il senso delle cose, tra l'armonico succedersi delle
coltivazioni della campagna e il verde delle colline appena
solcato da stradine campestri e sentieri tra i boschi.
A Cellore, ultimo nucleo abitato del territorio comunale,
sopra case padronali e umili edifici rurali parte una di
queste strade che aggirando villa Cagnoli (villa che
appartenne allo scienziato) porta in collina tra ulivi e
viti.
Arrivati in dorsale, dopo un bell'esempio di edificio rurale
a Cadelora, si può proseguire verso Gualiva e Romagnano o
tornare a Maroni, sopra Stelle.
Maroni, luogo storico di passo tra Valpantena e Valsquaranto
appartenne agli Olivetani di S. Maria in Organo. Sul passo,
leggermente spostata a sinistra è l'antica casa appartenuta
al Monastero. Porta la data 1542 e lo stemma con l'organo
infissi negli antichi muri.
Interessanti sono anche i casini di caccia appartenuti agli
ultimi Giusti.
Anche l'oratorio di San Donato Vecchio, di cui rimangono
resti ruderizzati, ha una storia e un affresco molto
interessanti. L'affresco potrebbe essere tardomedievale.
Gli itinerari che si dipartono da Maroni sono molteplici e
tutti molto belli. È notevole il Sentiero Natura, istituito
con Legge Regionale e utilizzato dalle scuole come luogo di
Didattica Ambientale.
Restando invece in valle, all'incrocio dei due capitelli di
Cellore una strada prosegue verso Grezzana (ora interrotta
dalla Provinciale dei Lessini).
Si può però proseguire per un sentiero collinare si arriva
al Borgo di Grezzana passando per la fontana sul sentiero di
Valalta.
Restando a Cellore, alle spalle di Villa Cagnoli, parte una
strada per la collina; una quasi invisibile iscrizione ci
ricorda la presenza di un antico luogo di culto, utilizzato
da genti pre-romane.
Superando invece il Progno (torrente Pantena) con una
deviazione a sinistra dei capitelli si arriva a Marzana.
All'incrocio, lasciata la strada grande ci si può
inoltrare nel paese fino ad arrivare al nucleo più antico
ove nel medioevo era situato il castello.
Se ne può soltanto intuire la collocazione dominante e
strategica perché è sparito da un pezzo.
Marzana , grazie all'abbondanza di acqua canalizzata già dai
Romani in un acquedotto, fu anche centro molitorio di
rilevanza.
Ma anche qui, come negli altri borghi della valle, la storia
ha spessore.
Si parte dai Romani (i Marzii o i Valerii) che qui avevano
una villa di decoro e forse un tempio (alcuni reperti sono
conservati in chiesa e sulla piazza)... e si passa dal
Medioevo che vede una Marzana fortificata con un castello,
sui terreni che furono dell'Arcidiacono Pacifico e di
Notkerio Vescovo di Verona...
Scendendo da Lumialto (terre alte) si arriva alla chiesa di
Quinto.
Da Casa Tagliapietra, un complesso rurale del cinquecento
con elementi stilistici successivi, si scende passando
davanti alla fontana neogotica e alla chiesa e si
incontrano, nascoste da ombrosi giardini, villa Rossi della
fine del Seicento, e Villa Bertani, residenza dominicale
ottocentesca.
Dietro a quest'ultima si apre un bell'edificio rustico a
corte , che conserva ancora la torre colombara (la parte più
antica).
Verso la collina, nascosta da un muro ma aperta, si apre una
bellissima fontana la cui storia è strettamente legata ad un
mondo contadino in estinzione.
A questa fontana le done de la Crose facevano la lissia con
l'antichissimo sistema della cenere e della broda.
Queste fontane, in pietra bianca della Valpantena con più
vasche per i diversi usi, erano state costruite dagli
austriaci che avevano fatto una grande opera di
canalizzazione e spartizione delle acque.
Se ne trovano ancora in valle, anche se molte sono andate
perdute.
Le alte mura dei broli, in questi luoghi per fortuna ancora
integre, sono preziose testimonianze di una storia passata.
All'incrocio si può ammirare la tardo-settecentesca Villa
Zenatello. Appartenne al Tenore Zenatello che insieme alla
moglie Margherita Gay amava soggiornarvi.
Le terre intorno sono terre antiche, appartenute al Canonico
Giangiacomo Preame e conservano ancora l'aspetto fertile e
generoso di terre di campagna, aspetto che poco si discosta
da quello del passato.
L'antica cascina (scendendo a sinistra) che risale al
medioevo è certamente cambiata (ha perso la sua torre
tardo-medievale ) ma ha ancora il fascino delle cose di un
tempo.
La villa a valle, Villa Signorini, col suo bel loggiato e le
colonne quattrocentesche, mantiene ancora integro il suo
prestigio, pur modificata con interventi ottocenteschi.
LA CITTÀ COSÌ VICINA E COSÌ
LONTANA...
La stradina che si diparte dalla Crose de Quinto
(la toponomastica cambia i nomi ma non i ricordi della
gente!) è antichissima, più della cascina e delle ville, ed
è la via più breve percorsa nell'antichità per arrivare al
colle di Castel San Pietro .
È chiamata Castellana soltanto nel tratto che parte da
Poiano ma probabilmente in origine il termine era esteso
fino oltre Grezzana.
Percorrendo la pedemontana occidentale si costeggia Clocego,
piccolo nucleo abitato cresciuto intorno ad un pozzo (non
più visibile) e si arriva a Poiano, con i suoi vicoli e le
sue corti terrazzate, aggrappato al monte come un presepio,
ricco di palazzi storici (cadenti) e di storia remota.
L'antica fonte sotto la chiesa è citata negli Statuti del
1272 del Comune di Verona e sotto la corte Martina (un vasto
complesso architettonico del tardo quattrocento) si trovano
i resti di un grande edificio d'epoca romana, forse un
edificio pubblico d'epoca imperiale.
E IL CENTRO VALLE?
La Valpantena di oggi ha inevitabilmente perso parte delle
caratteristiche agresti e idilliache illustrate in apertura,
mantenendo tuttavia ancora, a due passi dalla città, scorci
e panorami di grande suggestione, angoli preservati, luoghi
che ritemprano lo spirito e la mente.
Questi luoghi sono ancora molto apprezzati dai gitanti e
dagli sportivi, in cerca di stradine non trafficate e di
sentieri salutari a smaltire lo stress del quotidiano.
Il centro valle della bassa Valpantena è ancora godibile
sotto il profilo naturalistico e paesaggistico.
Il territorio si presenta in gran parte agricolo, di una
agricoltura marginale dato la modesta estensione dei fondi
ma con la presenza di alcune aziende di rilievo sul piano
della produzione (e della lavorazione) vinicola.
Attualmente anche alcuni piccoli produttori di prodotti
ortofrutticoli si sono organizzati per la vendita diretta di
insalate, broccoli, fagiolini, zucchine, patate, fragole e
ciliege, iniziativa molto apprezzata da residenti e
cittadini.
Una pista ciclabile che parte da Borgo Venezia e arriva fino
a Vendri garantisce un itinerario ciclo-escursionistico
protetto e in mezzo al verde della campagna; l’itinerario
diventa circuito se completato con l’uso delle due
pedemontane ad est e ad ovest della valle.
Purtroppo l’intervento umano, magari soltanto finalizzato
alla buona intenzione di far ordine, ha ormai fatto piazza
pulita delle splendide siepi riparie, punteggiate di
biancospini, robinie e rose canine. Anche le preziose siepi
di confine sono state eliminate o rimaneggiate
considerevolmente, privando la piccola fauna di luoghi di
riparo e protezione.
Le colline
luogo privilegiato dell’ulivo, consentono in Valpantena la
coltivazione di un prodotto di nicchia assai apprezzato,
oltre a rappresentare un autentico polmone verde per la
valle e la città, anche se in parte ormai il territorio
collinare è purtroppo privatizzato.
Se la Bassa Valpantena gode fortunatamente ancora di una
buona disponibilità di territorio, verso nord i nuovi
insediamenti di edilizia civile e quelli industriali più
datati, hanno segnato il volto della Media Valpantena e
definiranno la storia futura della bassa valle, esercitando
pressioni alla ricerca di espansioni e di collegamenti viari
a sud.
Paradossalmente è la preservazione del nostro territorio a
renderlo ora fragile ed esposto; le pressioni sui terreni
vallivi e collinari sono forti e scatenano tanti appetiti.
Nuove strade, svincoli, raccordi autostradali in galleria
rappresentano le nuove minacce alla nostra Valpantena, luogo
di dei, cantori e poeti, amato per ciò che ancora
generosamente offre.
Soltanto una oculata amministrazione del territorio,
(territorio inteso come bene irriproducibile e unico) può
salvare la Valpantena dalla totale cementificazione e dal
disordinato espandersi di insediamenti.
Spetta all’Urbanistica disegnare l’aspetto futuro della
valle. Compito non facile soprattutto se associato ad
ambizioni e scalate politiche e ad interessi di parte che
premono.
di Marisa Venturi |