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VIA VALPANTENA NEI
CENTRI DI QUINTO E MARZANA
Un po’ di ricordi e di storia.
Via Valpantena era ai vecchi tempi chiamata strada granda
oppure soltanto strà, ad indicarne la funzione preminente;
era l’unica ed esclusiva via di comunicazione da e per l’alta valle
e i monti Lessini.
Le pedemontane est ed ovest, che in epoche storiche diverse avevano
avuto ben altra importanza per la mobilità, erano già state
declassate e ridotte a strade secondarie; tant’è che furono
interrotte, in tempi diversi, recenti ai fini del computo
storico,.
La Castellana fu anticamente interrotta dagli Allegri di Cuzzano e,
ultimamente, anche dall’insediamento dell’Ospedale ex Psichiatrico.
La pedemontana est, che congiungeva Grezzana con il grande mercato
di San Michele di Campagna fu interrotta negli anni sessanta a
Cellore di Sezano dal tracciato della SP6 dei Lessini.
Nel dopoguerra, un po’ alla volta, alla Strà, vicino al
tracciato del tram della Saer, si erano trasferite le attività
maggiori di Quinto e Marzana, alcune vecchie o preesistenti come il
dazio, la pesa, i Carabinieri, l’anagrafe del Comune di
Quinto, il negozio di alimentari, el pistor, la latteria
della Maria latàra, el scarpolin, Balàn el marcantin, la
Posta de le Giacomine, l’ostaria del Perlar, l’ostaria del Memo
e quella del Nino del frate...
Nelle sere d’estate le done della via si sedevano fuori dalla
porta, col viso rivolto all’interno, in atteggiamento riservato.
Conversavano con le vicine ma con un occhio al focolare domestico.
L’altro occhio registrava puntualmente i pochi avvenimenti che
accadevano sulla via più importante del paese.
I maschi che non frequentavano le osterie sedevano invece faccia
a strada, a cavalcioni della carega e scambiavano
qualche parola con i passanti.
Con la sistemazione della strada e l’asfaltatura degli anni
cinquanta/sessanta sembrava finita la civiltà rurale e gli abitanti
della Bassa Valpantena si sentirono, non senza orgoglio,
improvvisamente più vicini al mondo cittadino, alla modernità.
Alla strà, nel tempo, si insediarono nuove attività,in
sintonia coi tempi rinnovati: la banca, la scuola dell’infanzia, la
sede della Circoscrizione, l’ospedale, il giornalaio, il macellaio,
il tabaccaio, le pompe funebri, la cartolaia, il gioco del Lotto, le
pizzerie, i bar (moderna versione delle vecchie osterie) ...
Si ritirarono le sedie dagli usci; la gente rinunciava al passeggio
per timore di venire investita dalle auto e i bambini per andare a
scuola dovevano essere accompagnati.
Il rumore dei motori cominciava a riempire la valle creando una
sgradevole cacofonia di sottofondo, fastidiosa per orecchi abituati
al silenzio.
Evviva … la Superstrada!
Con il tracciato della Superstrada SP6 dei Lessini, da
Stallavena a Quinto Sud, il traffico si spostava nei primi tempi su
questa nuova arteria, figlia del boom economico, sgravando
parzialmente i centri abitati.
Certo, il tracciato alla fine è risultato non rettilineo, ma
bisognava accontentare gente importante e i padrini politici furono
ben attenti a non scontentare gli amici.
Il sollievo fu parziale perché il traffico pesante continuava a
passare, crescendo in parallelo con il crescere della
industrializzazione della valle e obbligando i cittadini ad
installare i doppi vetri alle finestre per tener fuori di casa il
troppo rumore. Per le vibrazioni non c’era invece alcuna salvezza.
Anche camminare per strada risultava sempre più pericoloso. I
marciapiedi o non c’erano o avevano larghezza insufficiente e l’AGSM
aveva piazzato i pali di cemento dell’illuminazione stradale proprio
nelle zone più infelici; si doveva scendere per evitarli.
Attraversare rappresentava quasi un suicidio.
La strada perdeva perciò la sua identità di corso pubblico,
di via dei negozi, di luogo sociale per diventare un nastro
di asfalto percorso ininterrottamente e a forte velocità da
centinaia, migliaia di mezzi di ogni genere e dimensione.
Eppure inizialmente tutti erano contenti. La parola Superstrada
riempiva la bocca e la testa di sogni di grandezza.
E poi … due grandi strade al posto di una soltanto!
Una vera pacchia per per gli amanti della velocità o per quelli
abituati ad andare al bar a mangiar le trippe parcheggiando il
camion lungo la strada.
Solo dopo diversi tragici incidenti e su nostra sollecitazione, con
lettere al giornale L’Arena, a Marzana è stato installato il
semaforo per l’attraversamento protetto ma ben presto i pulsanti a
chiamata sono stati rotti e nessuno si è più curato di aggiustarli.
I camion e i Tir carichi di blocchi di marmo continuavano intanto a
circolare liberamente, nonostante la Superstrada.
Una raccolta di firme del CIVIVI, un attivo Comitato locale, e la
protesta popolare portarono finalmente al l’apposizione di un
divieto ai mezzi pesanti.
Tutto a posto? Macchè!
In realtà l’aumentare delle auto pro-capite, le nuove
urbanizzazioni che hanno visto il trasferimento di tante nuove
famiglie a Grezzana, la crescita demografica e l’aumento del
pendolarismo per lavoro, hanno congestionato nuovamente i centri
abitati di Quinto e Marzana.
Ci siamo sempre chiesti per quale ragione molti residenti dell’alta
valle preferiscano imboccare Via Valpantena piuttosto che la
superstrada dei Lessini.
La risposta potrebbe essere :
·
Per pigrizia (o per comodità) perché per prendere la
SP6 bisogna fare due-trecento metri in più
·
Perché si è presa questa abitudine, ignorando i disagi
provocati dal traffico passivo nei centri abitati
·
Perché anche se si corre più del dovuto non c’è
nessuno che ti dà una multa, perciò i tempi di percorrenza sui
entrambi i tracciati stradali alla fine sono simili.
·
Perché si fa spesa lungo la strada.
I dissuasori di traffico
Siamo da sempre sostenitori dei dissuasori di traffico; di tutte
quelle strategie che si mettono in atto per costringere gli
automobilisti a diventare virtuosi loro malgrado, obbligandoli al
rispetto delle zone abitate: velocità 30 km orari, semafori a
chiamata, semafori intelligenti per bloccare chi supera i limiti,
deviazioni e convogliamenti su tracciati preferenziali obbligatori,
restringimenti della carreggiata, isole pedonali davanti
all’ospedale di Marzana, presenza costante della Polizia Municipale
a sanzionare gli illeciti, .
Pensate che al di là delle Alpi tutte queste cose sono assolutamente
normali! Da noi, nel nostro provincialismo, sembrano cose
dell’altro mondo. Di un mondo troppo civile per meritarcelo?
Abbiamo anche sempre pensato che per ben amministrare ci vogliono
saggezza e coraggio. Comprendiamo che interrompere abitudini, seppur
pessime, possa all’apparenza sembrare difficile ma, attenzione:
alla lunga la saggezza e le scelte coraggiose ripagano.
I cittadini apprezzerebbero la restituita tranquillità e i centri
ritroverebbero finalmente la perduta vivibilità e si potenzierebbero
le possibilità sociali ma anche quelle commerciali.
Ma, ripetiamo, ci vuole saggezza e coraggio per cambiare!
Ancora non vediamo in chi amministra queste preziose virtù; anzi,
soltanto un freddo disinteresse, e dopo vent’anni di proteste i
marciapiedi non ci sono o sono così stretti da costringere i pedoni
a camminare nella’area riservata alle auto (Marzana), le piste
ciclabili sono un sogno irrealizzato, le isole salvagente a centro
strada poco più di un post it elettorale. Il promesso semaforo
intelligente a Marzana (Il semaforo intelligente a Marzana è ormai
la mancata promessa di due tornate elettorali in circoscrizione) non si è visto proprio. Peccato! Da
solo avrebbe potuto regolare la velocità degli automobilisti.
Soltanto a Quinto, dopo numerose sollecitazioni è stato installato
un semaforo a chiamata che funziona egregiamente e garantisce un
attraversamento protetto.
Insomma siamo ancora in braghe di tela, o quasi.
A quando un intervento razionale di riordino, concertato e
condiviso col Comune di Grezzana? E’ chiedere troppo?
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